«Stiamo facendo del CENTRO INGROSSO CINA un polo di eccellenza per il nord italia»

Berica Marchiorello, presidente di Finleb Srl: «Tante inesattezze sul conto del CIC: pulizia e sicurezza le nostre parole d’ordine»

In questi anni ha dovuto lottare contro i pregiudizi, Berica Marchiorello. E oggi è pronta a rimarcare come Finleb srl, la società che gestisce il CENTRO INGROSSO CINA, sia da tempo impegnata per far diventare la struttura di Corso Stati Uniti a Padova un polo di eccellenza «sia da un punto di vista organizzativo che di controllo per ogni altro centro analogo presente nel territorio nazionale». Finleb ha scelto di farsi rappresentare da Confapi Padova nella consapevolezza che l'integrazione è il modello di sviluppo da seguire e un'opportunità per gli imprenditori cinesi a Padova.

Signora Marchiorello, partiamo dall’inizio: come nasce il CIC?
«Il complesso Finleb è sorto nell’area che ha ospitato l’insediamento produttivo delle gloriose OMS, le Officine Meccaniche della Stanga, società nata nel 1920 che operava nel settore della costruzione di mezzi ferroviari. Dopo la crisi dell’industria ferro-tramviaria ci siamo adoperati per riqualificare l’area, edificando prima i fabbricati sul fronte strada, nel 2006, e poi quelli restanti, nel 2009, su un’area di circa 70 mila metri quadrati».

L’idea era di destinare l’area agli imprenditori cinesi?
«No, la situazione si è evoluta nel tempo. All’inaugurazione del complesso si sono insediate aziende che operano nel settore industriale, in quello del commercio di autoveicoli, della ristorazione di massa e, solo in minima parte, del commercio all’ingrosso cinese. Ma erano gli an, ni in cui la crisi economica congiunturale si faceva più acuta: successivamente all’ampliamento solo gli imprenditori cinesi hanno investito».

Oggi quanti sono gli imprenditori presenti nella vostra struttura?
«Circa un centinaio nel commercio all’ingrosso, ma a questi si aggiungono anche una società che opera nel settore industriale e che realizza impianti di climatizzazione per mezzi di trasporto, una società che realizza apparecchi elettromedicali, un laboratorio per la lavorazione delle lenti da vista, diverse società di progettazione e assistenza di impianti industriali nel settore delle telecomunicazioni e della sicurezza, cinque  studi professionali e amministrativi e due ristoranti da 400 posti coperti».

Veniamo al momento più critico: la chiusura del Centro disposta dalla Guardia di Finanza dal 28 gennaio al 2 aprile 2013.
«Faccio una premessa. Da sempre Finleb ha cercato la più completa collaborazione con le Istituzioni cittadine, al fine di poter gestire il complesso del CENTRO INGROSSO CINA nel migliore dei modi. In questo senso, contrariamente a quanto si possa pensare dall’esterno, il decreto di sospensione è stato salutato come un evento positivo: nonostante il gravoso impegno finanziario e la grossa perdita legata alla chiusura, la sospensione dell’attività ci ha fornito un’importante contributo per migliorare l’organizzazione del Centro nel rispetto delle norme, affiancandosi alle iniziative già da noi disposte in precedenza, come l’introduzione di una guardiania privata per il controllo di merci e corridoi. In un certo senso, sono convinta che senza il provvedimento temporaneo di chiusura non saremmo venuti a capo di alcuni dei problemi emersi».

Come siete intervenuti?
«La sospensione delle attività ci ha permesso operare un intervento di riqualificazione e ottenere lo sgombero totale dei corridoi, la realizzazione di apposita cartellonistica per identificare ogni box per ragione sociale, la definizione e messa a norma di legge delle vie di fuga e la riorganizzazione funzionale e ordinata degli spazi dei singoli box: pensare a una gestione “opaca” in cui non si sa chi occupa gli spazi del Centro è assolutamente fuori luogo».

Veniamo a un altro capitolo spinoso: quello legato alla sicurezza.
«Anche da questo punto di vista è importante che si sappia come siamo intervenuti in questi anni: troppo spesso si parla del CIC senza conoscerlo. Le elenco alcune delle migliorie effettuate: è attivo un impianto di videosorveglianza composto da 40 telecamere e il complesso viene monitorato anche nei periodi di chiusura notturna attraverso video-ronde gestite da un organo di vigilanza esterno, che provvede anche a evidenziare effrazioni e manomissioni. E’ stata inoltre realizzata un’apposita area chiusa, monitorata e video-controllata, per il conferimento differenziato dei rifiuti: sono stati stabiliti regolamenti per il deposito e per il recupero».

Sin qui ha parlato di interventi “esterni” ma poi la gestione dei singoli box tocca ai singoli operatori.
«Per sensibilizzare i lavoratori del Cic, Finleb ha organizzato corsi sulla sicurezza con un’adesione di oltre il 90% degli operatori e promuove inoltre riunioni con supporto audio-visivo (dispense tradotte e illustrate, presentazioni in Power Point) proprio allo scopo di far comprendere come devono comportarsi correttamente i lavoratori. Ha inoltre consegnato ed esposto un “Decalogo di conduzione” firmato per accettazione da ogni inquilino in cui sono evidenziati i comportamenti da seguire nella gestione della propria attività. Abbiamo fatto degli sforzi notevoli nel nome della pulizia e della trasparenza, investendo risorse importanti. Quello che voglio far capire è che parliamo di una struttura che ha rivitalizzato un’area che altrimenti sarebbe stata abbandonata a se stessa. Oggi il CIC è una risorsa per l’intera città e ha le potenzialità per porsi come un polo di eccellenza per tutto il Nord Italia».